Ahmadinejad, l'ultimo presidente iraniano?
In un lungo discorso la Guida Suprema Khamenei ha fatto un breve accenno alla possibilitā di eliminare la figura del presidente eletto direttamente dal popolo e sostituirla con un primo ministro eletto dal Parlamento. Sono arrivate a tal punto le tensioni tra Khamenei e Ahmadinejad che, come titola il New York Times, "la lotta di potere va oltre le personalitā fino alla Presidenza stessa".
Bashar al Assad, intervista dal Sunday Telegraph
In una intervista rilascitata al Sunday Telegraph Bashar al Assad parla della situazione in Siria e delle possibili conseguenze dell'intervento occidentale nel Paese. Nel frattempo le proteste continuano, nonostante vi siano stati da marzo 3000 morti di cui 187 bambini. Inoltre restano in carcere migliaia di oppositori.
«Se qualcuno usa come epiteto spregiativo "spastico" o "mongoloide", si può essere certi che nessuno della sua famiglia lo è. Le disgrazie, fra i tanti effetti, ne hanno alcuni linguistici immediati, ci rendono sensibili al lessico interessato dal problema. Si potrebbe aggiungere, con una illazione, che uno scrittore è chi è perennemente sensibile alle disgrazie del lessico, anche se non ne viene coinvolto. E che non aspetta di esserlo per riflettere sulle differenze dei significati. Questo contribuisce a spiegare come l'area lessicale dell'handicap sia ormai in preda alla nevrosi. Molti si chiedono perché cieco sia diventato non vedente e sordo non udente. Forse una spiegazione plausibile è che cieco definisce irreparabilmente una persona, mentre non vedente circoscrive l'assenza di una funzione. »
«Alcuni lo riconoscono e lo salutano. Lui si ferma con la schiena contro l'intonaco, sempre pronto a parlare con tutti. Intuisco che certi lo trattano come un bambino. Sono gli stessi che trattano i bambini come idioti e stabiliscono con loro, finalmente, un rapporto alla pari. Lui è in grado di dire cose che loro, probabilmente, non sanno neanche pensare, ma si limita a guardarli, mentre bamboleggiano, con il suo sorriso mite. »
da Nati due volte di Giuseppe Pontiggia
Da "Immigrati fora da i ball" a "Non gli date la parola a quell'handicappata del cazzo"
sembra una gara tra ministri e deputati della Lega alla ricerca delle loro radici linguistiche e ideologiche.
Ieri alla Camera, durante la seconda seduta rissosa in due giorni, l'on. Ileana Argentin, ha dovuto spiegare ai suoi colleghi, che evidentemente in questi anni di legislatura non se n'erano accorti, che non potendo muovere le mani il suo operatore applaude al suo posto. L'on. Argentin, affetta da amiotrofia spinale sin dalla nascita, è sempre accompagnata da un operatore al quale ha chiesto di applaudire durante l'intervento di Italo Bocchino. A questo punto l'on. Osvaldo Napoli si è avvicinato al suo banco dicendole che l'operatore non poteva farlo. È seguito l'intervento della Argentin durante il quale si sono levate urla dai banchi della maggioranza, qualcuno della Lega ha urlato "Non gli date la parola a quell'handicappata del cazzo". ()
Qualche giorno fa ho finito di leggere "Nati due volte" il libro in cui Giuseppe Pontiggia racconta in prima persona il rapporto di un padre con il figlio disabile. In un breve capitolo lo scrittore si interroga sulla normalità e sulla diversità, il titolo è proprio "Che cosa è normale?". Il capitolo si chiude chiude così:
«Quando Einstein, alla domanda del passaporto, risponde "razza umana", non ignora le differenze, le omette in un orizzonte più ampio, che le include e le supera.
È questo il paesaggio che si deve aprire: sia a chi fa della differenza una discriminazione, sia a chi, per evitare una discriminazione, nega la differenza. »
Credo che dovremmo forse impegnarci a riconoscere questo orizzonte più ampio; il paesaggio che si dovrebbe aprire ai nostri occhi è quello dell'umanità. In questo paesaggio dovremmo pensare, dialogare, agire riconoscendo in tutti, handicappati e clandestini compresi, l'umanità che ci accomuna.
«E senza dubbio il nostro tempo ... preferisce l'immagine alla cosa, la copia all'originale, la rappresentazione alla realtà, l'apparenza all'essere ... Ciò che per esso è sacro, non è che l'illusione, ma ciò che è profano, è la verità. Anzi, ai suoi occhi il sacro aumenta man mano che decresce la verità e che cresce l'illusione, tanto che per esso il colmo dell'illusione è anche il colmo del sacro.»
Feuerbach, Prefazione alla seconda edizione dell'Essenza del cristianesimo
Tutta la vita delle società in cui regnano le moderne condi- zioni di produzione si presenta come un'immensa accumu- lazione di spettacoli. Tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione.
Guy E. Debord, La società dello spettacolo
Domenica mattina, mentre viaggiavo su un autobus, leggevo in ritardo un articolo firmato da Vincenzo Nigro e pubblicato su Repubblica (pag. 9) il giorno precedente (26 marzo 2011). Veniva descritta una specie di gita in una fattoria nelle vicinanze di Tripoli, organizzata da Gheddafi per i giornalisti che da giorni sono fermi in albergo. Lo scopo? Dimostrare gli effetti collaterali degli attacchi alleati. Sebbene ci siano resti di una bomba con sigla americana (forse una bomba colpita dalla contraerea), ai giornalisti sembra piuttosto una finzione: spari di kalashnikov su un muro per simulare gli effetti dell'esplosione di una bomba e probabili feriti su cui i componenti della famiglia che abita il posto non riescono a mettersi d'accordo neanche davanti ai giornalisti.
Una delle prime notizie che ho letto stamattina, lunedì, riguarda la falsa terremotata che ha intrattenuto il pubblico di Forum con la descrizione falsa di una città, L'Aquila, in cui ormai quasi tutti vivono in una casa con giardino e hanno ripreso la propria attività lavorativa, eccetto qualche centinaio di persone che preferisce restare in albergo a carico dello Stato. Il tutto condito con l'elogio al "presidente" (al cui nome la conduttrice ha subito affiancato quello di Bertolaso), che ha reso possibile una così rapida ricostruzione.
A chi sono rivolte queste finzioni? Nel caso italiano forse a persone sempre meno attente e sempre più lontane dalla propria vita; sempre più calate in una rappresentazione che si occupa di riempire il loro tempo e si cura anche di rassicurali perché un posto nella rappresentazione è stato riservato anche a cisacuno di loro...
Le scuse:
"quello che ho detto assolutamente non l'ho pensato, non ho pensato neanche che si poteva creare questa situazione così" (almeno non ha detto di essere stata fraintesa).
da Il Centro, Sisma, la finta terremotata di Forum: "Chiedo scusa a tutti gli aquilani"
da "Vent'anni dal Duemila"
di Alberto Sinigaglia
Italo Calvino, tre chiavi, tre talismani per il 2000
«Mah! imparare delle poesie a memoria, molte poesie a memoria; da bambini, da giovani, anche da vecchi. Le poesie fanno compagnia, uno se le ripete mentalmente; e poi lo sviluppo della memoria è molto importante.
Secondo: puntare solo sulle cose difficili, eseguite alla perfezione, le cose che richiedono sforzo; diffidare della facilità, della faciloneria, del fare tanto per fare. E combattere l'astrattezza del linguaggio che ci viene imposta ormai da tutte le parti. Puntare sulla precisione, tanto nel linguaggio quanto nelle cose che si fanno.
Terzo: sapere che tutto quello che abbiamo può esserci tolto da un momento all'altro. Con questo non dico mica di rinunciare a niente; anzi, godiamocelo più che mai, però sapendo che da un momento all'altro tutto quello che abbiamo può sparire in una nuvola di fumo.»
"Le città invisibili sono un sogno che nasce dal cuore delle città invivibili"
Credo che questa frase, pronunciata dallo stesso Calvino in una conferenza tenuta il 29 Marzo 1983 alla Columbia University di New York, sia la più adatta a presentare quest'opera che sorprende fin dal tema: l'immaginaria descrizione che Marco Polo farebbe al Gran Kan dei Tartari di altrettanto immaginarie città da lui visitate. E queste città sembrano proprio il frutto di sogni, ma anche su questo in uno dei corsivi che incorniciano i capitoli che raccolgono le varie città, Polo ci avverte:
« È delle città come dei sogni: tutto l'immaginabile può essere sognato ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio, oppure il suo rovescio, una paura. Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un'altra.»